
Il 25 Aprile circa due milioni di persone si sono riversate nelle piazze di 400 città italiane per partecipare al secondo V-Day per una libera informazione in un libero Stato, su iniziativa del comico Beppe Grillo. Il primo giorno sono state raccolte oltre 500'000 firme, che adesso sono arrivate a 1 milione 500 mila, per chiedere tre referendum abrogativi:
1)Abolizione dell’Ordine dei giornalisti istituito nel 1925 da Benito Mussolini, che impone agli aspiranti giornalisti di passare attraverso il vaglio di una commissione per poter essere considerati tali. Questo diceva il secondo Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, riguardo l’albo dei giornalisti : " L’albo obbligatorio è immorale, perché tende a porre un limite a quel che limiti non ha e non deve avere, alla libera espressione del pensiero. Ammettere il principio dell’albo obbligatorio sarebbe come un resuscitare i peggiori istituti delle caste e delle corporazioni chiuse, prone ai voleri dei tiranni e nemiche dei giovani, dei ribelli, dei non conformisti".
2)Abolizione del finanziamento pubblico all’editoria (quasi 1 miliardo di euro all’anno).
3)Abolizione del Testo Unico Gasparri sul sistema radio televisivo, che permette ad un privato di possedere tre reti (es: Canale5, Italia1, Rete4) e alza il tetto massimo del paniere pubblicitario consentito, garantendo introiti da capogiro e sottraendoli alla carta stampata. Inoltre consente a Rete4 di continuare a trasmettere senza spostarsi sul digitale, come invece stabilito da una regolare gara pubblica vinta da Europa 7, nel Luglio 1999, che impone a Rete 4 di lasciare libere le proprie frequenze in favore dell’emittente televisiva di Francesco Di Stefano. I governi che si sono succeduti dal ’99 a oggi si sono completamente disinteressati al caso “Europa 7”, mentre il povero Di Stefano, dopo aver speso parecchi milioni di euro per i palinsesti, si vede negare il suo diritto di trasmettere su tutto il territorio nazionale, nonostante le sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia Europea intervenute in suo aiuto.
L’Italia, per non aver rispettato la sentenza della Corte di Giustizia Europea, è stata messa in mora e sarà costretta a pagare 300 mila euro al giorno di multa, retroattivamente da Giugno 2006, se non si allineerà con le normative europee.
Ovviamente tutto questo è passato inosservato in Italia, per colpa di un’informazione in mano ai gruppi economici e ai partiti. All’estero invece la cosa è stata messa bene in evidenza, perché gli europei temono che ciò che avviene in Italia possa, tra non molto, accadere da loro. La reclame della tv pubblica svedese andata in onda nel 2005, infatti, inizia con una breve sequenza di diapositive su Silvio Berlusconi e sulle scritte in sovrimpressione si legge: "Silvio Berlusconi controlla il 90% dei canali televisivi nazionali in Italia. Nel 2001 è diventato Primo Ministro dopo una massiccia campagna elettorale. Subito dopo ha dichiarato che si sarebbe impegnato a vendere uno dei suoi canali. Invece ha modificato la legge. Televisione svedese, televisione libera". Un'altra bella figura internazionale.
Proprio questo è stato al centro delle forti critiche mosse dal comico genovese Beppe Grillo, promotore dell’iniziativa “V2-Day, libera informazione in libero Stato”.
Infatti, il sistema dell’informazione è composto principalmente da giornali e televisioni. Per quanto riguarda quest’ultime, è scontato dire che tre reti appartengono ad un singolo privato, oltretutto entrato in politica ("sceso in campo") in barba alla legge del ’57 che vieta ad un proprietario di concessionarie statali, ad esempio le emittenti televisive, di candidarsi per le cariche pubbliche. Però, non tutti sanno che la RAI, che dovrebbe essere una tv libera e al servizio degli italiani, è totalmente sottomessa al controllo dei partiti. Il consiglio di amministrazione della RAI è eletto dal Parlamento, che assegna le poltrone del Cda ai funzionari di partito anziché agli artisti e agli intellettuali. Per questo motivo la RAI è piegata alla volontà del governo di turno che, avendo la maggioranza in Parlamento, può schierare nelle file degli amministratori delegati cinque uomini su nove di proprio gradimento. Se dovesse capitare che la persona che già possiede tre emittenti tv diventasse Premier, potrebbe avere in pugno addirittura sei canali nazionali. Armi infallibili e molto più pericolose di quello che si pensa. Non vi fidate?
Il 27 e il 28 Aprile si è tenuto a Roma il ballottaggio tra i candidati sindaci Francesco Rutelli per il centrosinistra e Gianni Alemanno per il centrodestra. Su quale tema si sente forte Alemanno e il centrodestra in generale ? quello della sicurezza. Ed ecco che il Tg 5 apre le edizioni del giornale con cinque notizie di violenza, stupri, rapine e aggressioni nella capitale, con tanto di interviste ad Alemanno e ad altri esponenti del centrodestra. Mai successo che un Tg iniziasse la propria edizione con così tante notizie di sangue e cronaca nera. Anche perché spesso, se non si tratta di omicidio, la notizia rimane nella cronaca locale.
In questa maniera gli italiani possono convincersi che la soluzione all’improvvisa quanto fittizia esplosione di violenza la tengano nascosta da qualche parte Alemanno & Company, e che questi eroi tireranno fuori il presunto “asso nella manica” non appena eletti. Ma non è affatto così. E la spiegazione è molto semplice.
La sicurezza è scomparsa in Italia non per colpa del buonismo della sinistra, come afferma qualche disinformato, ma a causa di venti anni di attacchi alla magistratura e alla macchina della giustizia. Le leggi varate prima da Craxi, poi da Berlusconi e mantenute intatte da Prodi, hanno reso quasi impossibile finire in prigione o addirittura arrivare al termine del processo prima che scatti la prescrizione del reato. Ecco un breve elenco:
La legge Simeoni scritta da due deputati, uno di centrodestra e uno di centrosinistra, rende quasi impossibile mandare in prigione una persona ritenuta pericolosa dal giudice, se questa ha ricevuto una condanna inferiore ai tre anni di detenzione; la legge ex Cirielli accorcia i tempi della prescrizione; la legge Cirami permette all’imputato di chiedere lo spostamento del processo in altra sede per legittimo sospetto. Cioè, se l’imputato crede che i giudici abbiano pregiudizi nei suoi confronti può presentare una domanda di rimessione alla Corte di Cassazione per ottenere lo spostamento del dibattimento e il conseguente avvicinamento della prescrizione. Il problema più grande poi è che non è stato posto alcun limite al numero di richieste di trasferimento. Naturalmente di questa legge ne hanno approfittato immediatamente Berlusconi e Previti nel processo Sme-Ariosto, poco dopo averla approvata in Parlamento; la legge Pecorella impedisce al Pubblico Ministero di fare ricorso in Appello in caso di assoluzione dell’imputato nel processo di primo grado.
Anche l’indulto, grazie alla pessima informazione che riceviamo, è considerato una creatura della sinistra. Ma non è vero. O perlomeno, non del tutto. L’indulto, chiesto da Papa Giovanni Paolo II, è stato proposto dal Ministro della Giustizia e uomo-simbolo della casta politica Clemente Mastella e approvato dall’80% del Parlamento, con le lodevoli eccezioni dell’Italia dei Valori di Di Pietro e della Lega Nord del secessionista Bossi. Perché l’indulto e questa maggioranza schiacciante ad avallare la “proposta indecente”? Se ci fossero troppi carcerati basterebbe attivare le numerose prigioni già costruite e ancora inutilizzate. Perché non è stato fatto? E soprattutto perché tra i reati indultati figurano crimini per i quali nessuno è detenuto (es: reati contro la pubblica amministrazione, bancarotta, corruzione giudiziaria)? Semplicemente perché Cesare Previti, ex deputato di Forza Italia e avvocato del Cavaliere, è stato condannato per corruzione di giudici a sei anni di galera e aveva bisogno di uno sconto di tre anni per essere esentato dalla detenzione ed essere affidato ai servizi sociali. Poi, la moglie di Lamberto Dini, ex Presidente del Consiglio e attuale senatore, è stata condannata per bancarotta e con l’indulto potrà scontare la pena a casa. Infine, i banchieri e immobiliaristi cosiddetti “furbetti del quartierino” Ricucci, Fiorani e Consorte, legati ai partiti di ogni schieramento, grazie all’indulto godranno, in caso di condanna, di uno sconto della pena di tre anni.
Questo ammasso di leggi-vergogna sono state varate per lo più dal governo Berlusconi (eccetto l’indulto, di matrice mastelliana come abbiamo visto), insieme ad altre leggi come il Lodo Maccanico o la depenalizzazione del falso in bilancio (ma queste le ha fatte per se, per uso personale) e hanno contribuito a rendere l’apparato della giustizia lento e inefficiente.
Perciò, se in tv ci fossero giornalisti veramente liberi queste cose le avrebbero dette e molti creduloni non passerebbero intere giornate a dire che la destra è la sicurezza fatta persona mentre tutti gli altri sono deboli e “amici degli immigrati”, come spesso si sente dire in giro.
Non c’e’ molto di cui sorprendersi. Il leader del Popolo delle Libertà possiede tre televisioni e diversi giornali come Il Giornale, Panorama e Il Foglio, e ovviamente ne approfitta.
Chiusa la parentesi sulla televisione, ora passiamo ai giornali. Argomento molto più interessante del precedente, dato che il nostro Liceo fa parte di un progetto che ci garantisce la consegna settimanale di numerose copie de Il Corriere della Sera, Il Tempo e de Il Sole 24 Ore.
Partiamo dal finanziamento pubblico. I quotidiani italiani ricevono, fino a poco fa a nostra insaputa, circa 1 miliardo di euro all’anno di finanziamenti presi dalle nostre tasse. Ci si aspetterebbe che almeno curino i nostri interessi, dato che sono mantenuti da noi. Invece no. Basta andare a guardare chi sono i proprietari dei giornali per capire a quali interessi sono piegati i quotidiani.
Occupiamoci dei quotidiani più importanti d’Italia considerati liberi: Il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Il Sole 24 Ore. Infine ci dedicheremo a L’Unità, Il Riformista e Il Foglio.
Il Corriere della Sera, che ogni settimana troviamo sui banchi di scuola, riceve 25 milioni di euro di finanziamento pubblico all’anno. Il direttore si chiama Paolo Mieli. Il quotidiano appartiene a Rcs mediagroup e i più grandi azionisti sono Pirelli, Mediobanca, Tod e Intesa San Paolo. Il Corriere perciò è in mano alla Confindustria e all’Abi, l’associazione bancaria italiana.
Vediamo La Repubblica, altro giornale che ogni tanto leggiamo a scuola. Appartiene al gruppo L’Espresso di Carlo De Benedetti, industriale e finanziere ex vice-presidente del famigerato Banco Ambrosiano, al centro di un grosso scandalo negli anni ‘80. La Repubblica ottiene ogni anno 12 milioni di euro di contributi statali e il direttore si chiama Ezio Mauro.
La Stampa è di proprietà del gruppo Fiat e ogni anno incassa 7 milioni di euro come contributo statale. Il direttore è Giulio Anselmi.
Il finto liberista Sole 24 Ore, anche questo nel progetto scuola-giornale, ottiene ogni anno 18 milioni di euro di aiuto statale ed è in mano alla Confindustria. E ci credo che a scuola ce lo danno gratis, lo abbiamo già pagato con le nostre tasse!Proprio molto liberista. Ed essendo della Confindustria appoggia la legge 30/Maroni (erroneamente chiamata legge Biagi*)che ha elevato il numero dei lavoratori precari a 5 milioni. Il direttore è dal 2005 Ferruccio De Bortoli.
Ci sono anche alcuni giornali minori che ricevono soldi pubblici come Il Foglio, di proprietà della famiglia Berlusconi e diretto dall’anti-abortista e bugiardo dichiarato* Giuliano Ferrara, che incassa 3 milioni e mezzo l’anno.
Poi c’e’ L’Unità, con 7 milioni di euro, diretta da Antonio Padellaro e vicina alla corrente dei Ds, ora scioltisi nel Partito Democratico. L’Unità è quel quotidiano che stampa 120 mila copie al giorno pur sapendo che le vendite non superano le 60 mila. Con questa tecnica riesce ad ottenere un rimborso per le 120 mila copie anziché per il numero effettivo di vendite. E nel frattempo le discariche si riempiono di giornali inutili.
Anche Il Riformista di Antonio Polito, deputato legato a Massimo D’Alema, riceve 3 milioni e mezzo di euro di finanziamento pubblico. Il Riformista pochi giorni fa ha osato paragonare i due milioni di persone scese in piazza per il V2-Day alle Brigate Rosse.
Questa è la situazione del sistema di informazione italiano. Le conseguenze sono pesanti. Quanti sanno che D’Alema è coinvolto nelle scalate bancarie illegali del 2005? Quanti sanno delle indagini di Luigi De Magistris su Prodi e Mastella? Quanti sanno che De Magistris è stato cacciato dalla Procura di Catanzaro e non può più svolgere il suo lavoro, probabilmente perché è andato a toccare i poteri forti? Quanti sanno che il giudice Clementina Forleo che aveva chiesto al Parlamento l’autorizzazione a usare le intercettazioni telefoniche a carico di D’Alema e Fassino, attenendosi alla vergognosa legge Boato del 2002, è ora sotto processo per quella regolare richiesta? Quanti sanno che l’uomo che pochi giorni prima delle elezioni del 13-14 Aprile stava trattando con la ‘Ndrangheta per comprare i voti di 50 mila italiani all’estero era, a quanto pare, Marcello Dell’Utri, braccio destro di Berlusconi e condannato in primo a grado a 9 per concorso esterno in associazione mafiosa? I tg hanno detto che si trattava di un uomo ignoto vicino al centrodestra. Ma per favore!
Quanti sanno che, secondo i giudici del Tribunale di Palermo che ha condannato Dell’Utri, Silvio Berlusconi è nelle mani della mafia per colpa dello stesso Dell’Utri? Quanti sanno che il sette volte Presidente del Consiglio Giulio Andreotti non è stato assolto nel processo per mafia ma bensì riconosciuto colpevole di associazione a Cosa nostra fino alla primavera del 1980, reato purtroppo caduto in prescrizione? Gli italiani sanno che i “supertestimoni” Mario Scaramella e Igor Marini, rispettivamente delle commissioni parlamentari d’inchiesta Mitrokin e Telecom Serbia presiedute dal forzista Paolo Guzzanti, si sono rivelati essere truffatori e pluri iquisiti e che perciò le assurde accuse di corruzione e spionaggio mosse a Prodi dai berluscloni, alimentate dai mass media controllati, sono completamente false? Con il risultato che le televisioni di regime e i giornali berlusconiani, Panorama primo fra tutti, hanno potuto infangare il nome dell’acerrimo rivale sommergendolo di false accuse. Ancora si attendono le loro scuse, invano.
Quanti sono a conoscenza del fatto che il primo banchiere d’Italia, Cesare Geronzi, è un pluri imputato per estorsione, bancarotta e usura e oltretutto capo della Commissione di Vigilanza (proprio di vigilanza. C’e’ da fidarsi di uno così) di Mediobanca?
Questa è la situazione. I V-Day rappresentano forse l’inizio di un cambiamento, del risveglio della consapevolezza dei cittadini, che non si accontentano più di votare il meno peggio e senza sapere niente su chi ci governa. Con il V2-Day è stato rotto il meccanismo della disinformazione, i suoi segreti sono stati finalmente svelati al grande pubblico e i guru dei media ora hanno paura. Beppe Grillo potrà sbagliare nei modi ma è la rampa di lancio verso un informazione libera e un popolo italiano consapevole e attento.
Senza armi, senza giornali e televisioni, il comico genovese riesce a organizzare manifestazioni di piazza in 400 città per la raccolta delle firme per le proposte di referendum o di leggi di iniziativa popolare, esclusivamente grazie a Internet e alla fiducia che le persone hanno nei suoi confronti.
La Repubblica e altri giornali, il giorno successivo al V2-Day, hanno scritto che nella piazza centrale della manifestazione, piazza San Carlo di Torino, non potevano esserci 120 mila persone come afferma Grillo, perché la capienza massima è di 40 mila. Ma in un articolo di La Repubblica del 1 Maggio 2007 si legge: " Torino, città simbolo scelta dai sindacati per la manifestazione nazionale con lo slogan “L'Italia riparte dal lavoro”, il corteo ha sfilato fino a piazza San Carlo dove hanno parlato i leader sindacali davanti a 100mila persone". Lo stesso giochetto è stato fatto anche da L’Unità. Quindi, o Piazza San Carlo si è ristretta nel giro di un anno, cosa poco probabile, oppure i “camerieri dell’informazione” hanno davvero paura che la pacchia possa finire e così tentano in ogni modo di screditare i rivali.
E’questa la democrazia?
Firmare proposte di legge di iniziativa popolare a suon di musica e di interventi di giornalisti, scienziati e architetti illustri è la vera democrazia. Non certo l’antipolitica o il qualunquismo, come affermano i giornali di partito finanziati con i soldi nostri o i tg privati(Mediaset) o di governo (Rai), o, come in questa legislatura, di tutte e due le cose insieme: di un governo privato.
*bugiardo dichiarato = Giuliano Ferrara nel processo a Parigi per violazione dei diritti d’autore, ha dichiarato che il suo giornalismo " prescinde dalla verità" e ha ribadito il concetto ai giudici parigini con questa affermazione davvero geniale : "trovate le prove di quello che scrivo se ci riuscite". Naturalmente è stato condannato a una multa di 34 mila euro come risarcimento danni. Il Nouvel Observateur, raccontando il processo e le assurdità di Ferrara, lo descrive così : "è una maschera della tv trash", un esempio del "servilismo giornalistico" ed è " specializzato nella denigrazione di chi si oppone a Berlusconi".
*erroneamente chiamata legge Biagi = In seguito all’assassinio da parte delle Brigate Rosse del giuslavorista Marco Biagi, che stava lavorando ad una proposta di legge, la legge 30, insieme ad altri esponenti del centrodestra(era al governo Berlusconi), con una vergognosa azione di marketing il governo Berlusconi ha accostato il nome di Biagi alla legge 30. Così, se qualcuno si azzarda a criticarla, può essere tacciato di terrorismo. Il vero autore è invece Roberto Maroni.

