lunedì 8 settembre 2008

Signoraggio bancario parte 2


Nel 1773 il capostipite della famiglia bancaria Rothschild dichiarò: “La nostra politica è quella di fomentare le guerre…le guerre devono essere dirette in modo tale che le nazioni coinvolte in entrambe gli schieramenti sprofondino sempre di più nel loro debito, e quindi, sempre di più sotto il nostro potere”. Karl Marx, nel 1885, svelò la truffa nel “Capitale”, denunciando come principale responsabile la Banca d’Inghilterra. Piccolo inciso: Il fondatore della Banca d’Inghilterra, William Paterson, affermò, nel 1694, da vero criminale, che: “Il banco trae beneficio dall’interesse su tutta la moneta che crea dal nulla”. Marx aggiunse che all’aumentare del debito pubblico corrisponde un’inevitabile crescita delle azioni delle Banche Centrali. Quindi è facile immaginare che il più grosso affare che possa capitare a una Banca Centrale sia la guerra, molto dispendiosa per lo Stato.
Nel 1944, con gli accordi di Bretton Woods, le monete mondiali diventarono convertibili in dollari e quest’ultimi assunsero il ruolo di garanti delle riserve auree. Inoltre venne creato il Fondo Monetario Internazionale per aiutare i paesi che non poterono adattarsi perfettamente al nuovo sistema. Questo fondo monetario era partecipato per l’80% da Usa e Gran Bretagna, controllava l’andamento finanziario degli stati mondiali e poteva fare affidamento sull’arma del ricatto della leva monetaria.
Nel 1971, il Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon annunciò l’inconvertibilità del dollaro in oro a causa del crescente debito pubblico e pose fine al sistema “gold window”. Nacque così, nel 1979, il sistema monetario SME, grazie al quale ci fu una grande crescita economica del mondo occidentale, fino al suo crollo avvenuto nel 1992.
Oggi, la Banca Centrale Europea crea banconote dal nulla e le presta agli stati dell’Unione Europea e il Trattato di Maastricht non spiega a chi appartiene l’Euro. La Bce è costituita da tutte le Banche Centrali Nazionali e la Banca d’Italia (non fatevi ingannare dalla parola “Italia” perché non è nostra ma bensì privata, è una società per azioni) detiene il 14,57% delle quote Bce. Il meccanismo è questo: Lo Stato italiano chiede un prestito alla Banca Centrale Europea. Questa stampa le banconote ad un costo di 0,3 euro l’una e le presta al Governo in cambio di Titoli di Stato, i Bot. Il problema è che la Banca addebita allo Stato non il costo di produzione, ma il valore nominale (es: addebita 100euro anche se quei 100 euro alla Banca sono costati 30 centesimi) più un tasso di interesse intorno al 4%. Dopo un breve periodo di tempo, lo Stato italiano, quindi noi, deve restituire la somma sottostando alla più grande truffa della Storia. Non è finita qui. La Banca d’Italia è composta da diverse banche come Intesa San Paolo, Bnl, Monte dei Paschi di Siena, Unicredito italiano ecc… ma il 5,65% è di proprietà sconosciuta. La Legge vieta di conoscere i nomi di chi la controlla e nemmeno il Senato della Repubblica pubblica nei verbali l’elenco completo degli azionisti.
Ps: a breve la terza parte dell'articolo.
Registra il tuo sito nei motori di ricerca

venerdì 5 settembre 2008

Signoraggio bancario parte 1

Signoraggio bancario
Chi ha ucciso John Kennedy?Chi ha realmente provocato lo scoppio delle Guerre Mondiali? Cos’è il debito pubblico?
Ecco perché siamo diventati gli schiavi moderni…

Stiamo dormendo, crediamo che quello che ci viene detto dalle Autorità sia vero. Pensiamo di sapere, di conoscere, di essere padroni della nostra vita. Riteniamo che i nostri libri di Storia raccontino tutta la verità. Forse non è così. Il mondo che vediamo è solo una facciata, il mondo vero non ci è permesso conoscerlo. L’informazione è al servizio delle lobbies.
Chi controlla questo pianeta? Il sistema bancario.
Sappiamo che più si è ricchi e più si diventa padroni del mondo. E che ne dite delle Banche Centrali Nazionali, organi privati, che il denaro lo creano dal nulla e lo prestano agli stati, indebitandoli?
Proviamo a spiegare la storia e le conseguenze della più grande truffa mai esistita: quella del Signoraggio bancario.

Il Signoraggio è l’insieme dei redditi derivanti dall’emissione di moneta. Più precisamente, il reddito da Signoraggio è il guadagno della Banca Centrale sulla differenza tra il valore intrinseco(costo di produzione, 30eurocent)e il valore nominale, o di facciata, della banconota(es:5,10,20,50,100,200 o 500euro). Esempio: la Banca centrale, organo privato, stampa una banconota da 100 euro spendendo 30 centesimi e la presta allo Stato al valore di 100 euro più un tasso d'interesse intorno al 4%, il tasso universale di sconto. Per lo Stato è impossibile restituire i 100 euro più il tasso d'interesse perchè quei 4 euro di interessi semplicemente non esistono, perchè la Banca centrale è l'unica fonte di emissione di denaro. E dato che ne ha prodotti solo 100, per restituire quei 4 euro lo Stato è costretto a chiedere un nuovo prestito. A chi? Sempre alla Banca centrale.
La moneta è battuta dalla Zecca dello Stato mentre il denaro che conta, la carta-moneta o banconota, è stampato dalla Banca Centrale.
Nel Medioevo i Signori (da qui Signoraggio) avevano il diritto di battere moneta. Creavano denaro quasi a piacimento e si appropriavano della differenza tra il valore nominale e intrinseco dello stesso. In questo caso il valore intrinseco era il costo di estrazione del metallo dalle miniere. I Signori erano gli assoluti padroni della città, ed è facile da credere dato che un potere come quello di materializzare soldi in qualunque momento permette di controllare e manipolare l’intera società.
Con il passare degli anni nacquero i primi banchieri. I possessori di oro e argento depositavano questi metalli presso le banche, affinché queste li custodissero. Il banchiere rilasciava una ricevuta per i valori affidatigli, in modo tale che il depositario potesse prelevare i suoi averi semplicemente esibendola e pagando una piccola somma per il servizio. La ricevuta equivaleva a una promessa di pagamento e, con il trascorrere del tempo, divenne vero e proprio denaro, cedibile, e molto più pratico della moneta metallica come mezzo di scambio. I banchieri però si resero conto che solo il 10% dei valori depositati veniva ritirato, in media, dai depositari. Quindi, se una banca custodiva 10 milioni di scudi d’oro di 10 clienti con 1 milione di scudi ciascuno, e ne bruciava 9 milioni, aveva comunque la possibilità di fronteggiare la richiesta simultanea di riscossione di tutti i suoi clienti. Al giorno d’oggi la percentuale di denaro dei depositari che, per legge, le banche devono tenere nei loro caveau è del 2%. Questa percentuale si chiama riserva frazionaria. Tornando alla cronistoria, i banchieri, furbescamente, iniziarono a far circolare un numero di ricevute 10 volte superiore alla quantità d’oro detenuta nelle proprie casse. Perciò si può affermare che prestavano (e prestano ancora adesso) ricevute, o banconote, senza la copertura aurea. Mettevano in circolazione denaro creato dal nulla. Occorre tenere a mente che le banconote erano, e sono, promesse di pagare il denaro(monete d’oro) conservato nei caveau. Da ciò si deduce che le banche hanno ancora adesso delle garanzie di pagamento come case, fabbriche, ecc… mentre noi non abbiamo garanzie di nessun tipo nei confronti delle banche.
Secoli dopo si giunse alla svolta decisiva. La Rivoluzione industriale provocò l’abbandono del sistema basato sui metalli preziosi e sulla convertibilità delle monete in oro e con la Rivoluzione Francese vennero introdotti gli assegnati, l’equivalente dei titoli di stato, che presto diventarono di corso legale. Lo sviluppo degli scambi economici comportò la necessità dell’impiego di monete la cui offerta potesse essere regolata dalle Banche Centrali e non fosse limitata dalla quantità di metalli preziosi a disposizione.In questo modo si affermarono le banconote svincolate dall’uso di metalli preziosi.




Ps: a breve la seconda parte.

lunedì 1 settembre 2008

Prove generali di dittatura

Prove generali di dittatura

Cosa deve succedere ancora per far capire alla gente che siamo in dittatura? Forse che il premier si autonomini “supremo cancelliere a vita”? O che venga sciolto il Parlamento?
L’unico motivo per cui qualcuno non si è ancora reso conto della gravità della situazione è perché il passaggio da Democrazia a dittatura avviene lentamente, un passo alla volta. Non c’è più bisogno di marce su Roma, incendi del Reichstadt o assalti al Palazzo d’Inverno. Ci sono le leggi cosiddette “vergogna”, spacciate per provvedimenti indispensabili dai mezzi di comunicazione. Il meccanismo è semplice, e lo spiega molto bene il giornalista David Icke nel video “I segreti del controllo globale”(Il link del video http://video.google.it/videosearch?q=i+segreti+del+controllo+globale&hl=it&sitesearch=#). Se il governo, o chi controlla il governo (banchieri), intende raggiungere l’obiettivo di sottrarsi al controllo della stampa e della magistratura e acquisire sempre più potere fino a trasformare lo Stato in regime dittatoriale, non deve fare altro che procedere tappa per tappa, seguendo una precisa agenda. Facciamo un esempio: Il governo vuole il petrolio di un paese del Medioriente. Naturalmente non può muovere guerra a quella nazione senza il consenso del popolo. Allora cosa fa? Costringe la gente a chiedere la guerra. Come? Con un’azione a effetto. Un attentato magari. Attraverso lo schema problema-reazione-soluzione soggioga il popolo e lo manipola a proprio piacimento. Il governo crea il problema, aspetta la reazione della gente e la conseguente richiesta di protezione, a quel punto propone la soluzione, l’obiettivo che si era prefissato da diversi anni. Questo schema è applicabile all’11 Settembre e all’attentato alla metropolitana di Londra. L’11 Settembre serviva ad avviare una serie di guerre per il petrolio e per la stabilità del Dollaro, minacciato dalla conversione dell’Iraq all’Euro(Saddam Hussein iniziò a vendere il petrolio iracheno in Euro anziché in Dollari, minando la stabilità della moneta statunitense), le bombe alla metropolitana di Londra sono servite a Blair per raccogliere il consenso del popolo inglese intorno ad alcune leggi speciali (guardie armate negli aeroporti, telecamere di sorveglianza ovunque, pistole elettriche alla Polizia, 48 giorni di detenzione segreta per i sospettati di terrorismo) necessarie a creare le basi del regime del Grande Fratello. I poliziotti armati di taser (pistola elettrica) possono compiere brutalità sui “disobbedienti” senza lasciare tracce fisiche. Le telecamere portano le persone ad abituarsi all’idea di essere costantemente sotto controllo da parte delle Autorità. Per quanto riguarda i 48 giorni di detenzione segreta, senza avviso alla famiglia e senza alcuna spiegazione, non servono commenti. Negli Usa invece stanno sperimentando i microchip sottocutanei, che contengono ogni tipo di informazione del soggetto e segnalano continuamente la posizione del portatore alle Autorità. Il microchip varrà persino come pagamento, come una carta di credito. Basterà passare il braccio sotto la penna ottica. Questa naturalmente è la morte delle libertà dell’individuo. Se sei scomodo al Governo, questo ti disattiva il microchip e ti ritrovi senza un centesimo e senza un’identità. Anche qui, i governi si avvalgono dello schema problema-reazione-soluzione. Indovinate cosa ha detto la donna che sta facendo da cavia, insieme alla sua famiglia, riguardo l’assurdità del microchip. Ha affermato: “Dopo l’attentato dell’11 Settembre e il pericolo del terrorismo, mi sono fatta impiantare il microchip per sentirmi protetta e più sicura”. Attentato-problema, reazione-richiesta di maggiore sicurezza, soluzione-Grande Fratello.
Si può notare che lo stesso piano è stato usato in Campania nello scandalo dei rifiuti, ma per finalità diverse. I politici dovevano appaltare ad aziende amiche la costruzione degli inceneritori, malvoluti dalla gente perché nocivi. Ma non sapevano come ottenere il consenso dell’opinione pubblica. Allora hanno avuto la bella pensata nel ’94 di affidare all’Impregilo lo smaltimento dei rifiuti, ovviamente mai avvenuto, e di non avviare processi di riciclaggio, compostaggio e di raccolta differenziata. Poi, pochi mesi fa, le telecamere dei tg di regime hanno iniziato a riprendere lo scempio della spazzatura nelle strade, spingendo la gente a reagire e a chiedere una rapida soluzione all’emergenza creata a tavolino. La soluzione è stata questa: inceneritori, punto e basta. Chi si è opposto si è preso un bel po’ di manganellate, come abbiamo visto in questi ultimi tempi. La costante di queste manipolazioni di massa sono sempre i mezzi di comunicazione, che alterano, censurano, tagliano le notizie e le informazioni a proprio piacimento. Anzi, a piacimento dei padroni.
Perciò, il teatrino a cui stiamo assistendo non sono nient'altro che le prove generali di dittatura.



Ps: posterò periodicamente articoli sull’argomento, portando altri elementi sempre più inquietanti. Venerdì 5 Settembre pubblicherò la prima parte di un lungo articolo sul signoraggio bancario e i poteri forti che manipolano le nostre menti e giocano con le nostre vite.

Quale è la vera emergenza sicurezza del nostro Paese?

Risultato del sondaggio “Quale è la vera emergenza del nostro Paese?”
Mafia, collusioni Stato-Mafia, corruzione e incertezza della pena: 84%
Rom e immigrazione clandestina: 8%
Sicurezza sul lavoro, contratti a tempo indeterminato, misure di prevenzione contro gli incidenti mortali sul lavoro: 8%

Da questo sondaggio emergono chiaramente due cose. La prima è che i bloggers votanti percepiscono come vero nemico numero 1 della nostra sicurezza il crimine organizzato. La seconda è che i mass media si comportano esattamente al contrario di quanto vorremmo noi.
Vogliamo che la Mafia venga combattuta veramente e con tutti i mezzi possibili? Bene, i tg e i giornali parlano di quei cattivoni dei clandestini e non spendono neanche una parola per il processo Spartacus, ora in corso a Napoli contro la camorra. D’altro canto non c’e’ da stupirsi. Le televisioni e i giornali appartengono ai partiti, sono Cosa Loro, e non trattano argomenti scomodi a quel potere parassitario che viene chiamato “partiti”. Per fortuna c’è Internet, qui esiste il libero scambio di informazioni e il vero confronto, non come i confronti-pagliacciata che vediamo in tv tra due marionette, moderate da un giornalista stuoino che, fra l’altro, non fa domande. Così almeno evita di far fare brutta figura ai suoi padroni.

Ps: Approfitto di questo post per lanciare il nuovo sondaggio, che troverete in alto a sinistra, dal titolo "Chi sono i veri padroni del Paese?". Rispondete dopo una lunga riflessione....

lunedì 18 agosto 2008

Pubblicità, turbocapitalismo e lobbies


Da sempre invadente e volgare, la pubblicità è considerata uno strumento essenziale per il progresso in una società capitalista. Ma c’è modo e modo. L’eccesso non può essere tollerato, siamo sommersi da volantini, manifesti, reclame in radio e in tv e chi più ne ha più ne metta. Nessuno ne parla, addirittura nei temari compaiono, sotto la voce “Pubblicità”, fiumi di parole sul sistema di propaganda, ma non viene spesa una sola sillaba sul diritto dei cittadini di non subire vere e proprie violazioni di domicilio. Il peggio del peggio giunge direttamente dalla cosiddetta elite, da presunti uomini di cultura che si scandalizzano solo quando i proprietari di reti televisive interrompono i film d’autore con l’inserimento degli spot. Questa elite, senza rendersene conto, fa dei danni incredibili. E’sempre pronta a “salire in cattedra” e guardare le pagliuzze ma non vede le travi, cose veramente gravi celate dietro le loro questioni “culturali”. Il problema principale non è il fatto che sia fastidiosa o in continua espansione, ma che sia a pagamento, peraltro non dichiarato, e che infonde falsi ideali. In pochi sanno che la pubblicità che arriva nelle nostre case dal tubo catodico e dalla radio è costosissima per noi. Il pagamento non avviene tramite le bollette o le imposte dirette, altrimenti sarebbe troppo esplicito e qualcuno potrebbe ribellarsi, ma mediante il gonfiamento del prezzo del prodotto sponsorizzato. Gli spazi radiotelevisivi costano carissimo(arrivando a toccare svariati milioni di euro per uno spot di pochi secondi) e le aziende, di conseguenza, alzano i prezzi delle loro merci per coprire queste spese, a danno dei consumatori ovviamente. Quindi, ognuno di noi paga la tanto odiata pubblicità ogni volta che va a fare la spesa in un qualsiasi mercato, “super” o “mini” che sia, senza saperlo. Se tutti sapessero che il prezzo di un prodotto è determinato quasi esclusivamente dal battage che gira attorno ad esso, scomparirebbe il “luogo comune” secondo cui un prodotto costa più di un altro identico perchè è di qualità migliore. Tutto questo ha origine con il mercantilismo ideato dal ministro delle finanze, al servizio di Luigi XIV, Jean-Baptiste Colbert. Colbert intendeva garantire il trionfo delle merci di lusso(cristalli, tappezzerie e tessuti di alta qualità) concedendo ai produttori nazionali sgravi fiscali e prestiti con bassi interessi. Poi con il trascorrere dei secoli la degenerazione del sistema ha portato alla nascita di concentrazioni di poteri economici e politici nelle mani di pochi gruppi industriali e bancari, talvolta criminali. Queste lobbies possono pilotare le scelte di uno Stato nella direzione che più le aggrada, spesso danneggiando gravemente l’ambiente, la stabilità del Paese e le tasche dei cittadini. Un guadagno illimitato, infatti, lo si può ottenere con un’economia fondata sull’usa e getta e sulla devastante globalizzazione economica. Edward Luttwak ha definito questo meccanismo: “turbocapitalismo”. La parola “turbocapitalismo” rende meglio di ogni altra l’idea di quello che sta accadendo nel nostro pianeta. La globalizzazione ha portato le lobbies a livelli internazionali con conseguenze pesantissime sulle popolazioni del Terzo mondo. Tramite questo processo sono riuscite ad ampliare la portata dei loro affari e a raggiungere obiettivi impossibili senza l’evolversi di questo fenomeno internazionale.
E’naturale che ora la politica sia appannaggio esclusivo della classe dirigente. La corruzione del potere politico in Italia era presente già agli inizi del Novecento, a braccetto con le collusioni mafiose. La condotta di queste persone è lo specchio della società nella quale si trovano. Una società tra l’altro addormentata e lassista che permette ancora adesso alla classe dirigente di sguazzare in fiumi di tangenti e in conflitti di interessi enormi. E il conflitto di interessi sta poco alla volta sostituendo il vecchio e poco galante “sistema delle mazzette”, proprio perché garantisce una forma di corruzione sistemica basata sull’assegnazione di cariche di nomina politica. I contanti non servono più, basta fondere i controllori con i controllati.
Le recenti indagini di Clementina Forleo, e di altri magistrati prima di lei, hanno delineato un profilo agghiacciante dell’Italia: Imprenditori che finanziano illegalmente i partiti e che sono indebitati nei confronti delle banche. Quest’ultime fanno la voce grossa e impongono alle aziende con debiti verso di loro(quindi soggette al loro controllo), di acquistare società sull’orlo del fallimento di proprietà di amici o di amici degli amici. Il caso Parmalat è un esempio calzante di come il suo presidente, Calisto Tanzi, fosse asservito al presidente di Capitalia Cesare Geronzi (inquisito per bancarotta fraudolenta e usura). Il giudice per le indagini preliminari Pietro Rogato, scrive: "si assiste a un progressivo tendenziale esautoramento del potere decisionale di Tanzi a favore degli interlocutori bancari.. l’occupazione di Parmalat da parte di Capitalia fu operazione condotta con una certa brutalità". Geronzi costrinse Tanzi a rilevare le acque minerali Ciappazzi, di proprietà di Ciarrapico, appena entrate in crisi. Per poter ottenere la restituzione dei prestiti concessi a Ciarrapico era necessario che le acque Ciappazzi non fallissero, e per questo motivo il banchiere impose il pessimo affare alla società di Collecchio. Inoltre, secondo la Procura di Parma, dal ‘93 circa dodici milioni di euro sono stati versati dal Gran Lattaio a numerosi parlamentari, consiglieri regionali, provinciali e comunali per assicurare alla sua azienda una forte copertura politica. Il che spiegherebbe come mai è emerso così tardi lo stato catastrofico delle casse della Parmalat.
Un altro esempio appropriato della concentrazione di potere che è avvenuta in questi anni è la vicenda dei “furbetti del quartierino”. Ricucci, Fiorani, Consorte, insieme ad altri banchieri, immobiliaristi e imprenditori, hanno tentato di acquistare illegalmente le quote di Rcs mediagroup (detentore delle quote del Corriere della Sera) di Bnl e della Banca Antonveneta. I “furbetti” sono accusati anche di aver ricevuto l’appoggio diretto e non solo morale di pezzi grossi della politica. Fiorani è anche sospettato di aver comprato il beneplacito di alcuni parlamentari sulla permanenza di Fazio ai vertici della Banca d’Italia. Poi, deputati e senatori di ogni schieramento, primi fra tutti D’Alema, Fassino, Latorre, Berlusconi, Grillo(Luigi, da non confondere con il comico) e l’immancabile Dell’Utri, risultano aver supportato gli scalatori nel loro piano criminale. Il vantaggio politico di questa operazione è semplice da individuare: la spartizione di tre banche poco prima delle elezioni 2006. Consorte, a capo delle Coop rosse avrebbe dovuto assicurare alla sinistra la Bnl mentre Fiorani, della Bpl, legato a Berlusconi, avrebbe tentato di garantire alla destra l’Antonveneta, e contemporaneamente Ricucci avrebbe dovuto assaltare il primo quotidiano d’Italia, Il Corriere della Sera. E, come i tre moschettieri, si aiutavano a vicenda nelle loro imprese fuorilegge incrociando accordi occulti attraverso diverse cordate e si sono resi colpevoli di aggiotaggio, insider trading e concerto occulto. Questo dimostra come funziona adesso la nostra economia e purtroppo non fa ben sperare per il futuro. Come dice il Pm palermitano Roberto Scarpinato, l’articolo 1 della Costituzione in realtà dovrebbe essere modificato così: "l’Italia e’ una Repubblica fondata sulla corruzione".

venerdì 15 agosto 2008

Arrestate la Polizia!


Riporto la lettera postata sul blog di Beppe Grillo da parte di Fausto Fanelli, componente del direttivo nazionale COISP, che denuncia le azioni intraprese dal governo Berlusconi contro le Forze dell’Ordine. Tanto per ricordare ai "belli addormentati" che a Berlusconi non importa nulla della sicurezza degli italiani, ma solo della sua. E dopo gli attacchi al suo nemico di sempre, la magistratura, ora prende a bastonate anche la Polizia.

“le posizioni del COISP (Coordinamento per l'Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia), a riguardo di moltissime iniziative intraprese da questo governo, sono assolutamente critiche, perché contrarie alla nostra Costituzione e al buon senso!Non siamo d’accordo con l’utilizzo dei militari nella gestione dell’ordine e della sicurezza pubblica; non siamo d’accordo con certi provvedimenti in odore di “razzismo”; non siamo d’accordo con la figura del sindaco sceriffo; non siamo d’accordo con alcune iniziative di autotutela privata quali, per esempio, le ronde padane e non siamo assolutamente d’accordo con i tagli ingiustificati e assurdi che sono stati intrapresi ai danni del comparto sicurezza. Si parla di tre miliardi di euro! Questi tagli, ora, sopraggiungono in un momento già disastroso per le forze di Polizia.Mi preme farvi notare che recentemente tutti, e ripeto TUTTI, i sindacati del comparto sicurezza e difesa hanno manifestato di fronte alle Prefetture d’Italia, distribuendo un volantino che informava la cittadinanza delle assurdità intraprese dall’attuale governo. Queste bestialità, peraltro, sono andate evidentemente contro le promesse fatte dal centro destra in periodo elettorale. Logicamente, le televisioni nazionali non ci hanno dato lo spazio adeguato e il legittimo interessamento. A onor di cronaca, solo la stampa e le tv locali ci hanno dato il giusto interesse.In questo momento, ci stiamo organizzando sulle iniziative da intraprendere. Resta però fermo il principio che, in attesa di stabilire la prossima forma di protesta, dobbiamo continuare a dare il massimo risalto ed eco contro le incoerenze e le contraddizioni presenti in questi provvedimenti governativi.Dobbiamo, innanzitutto, denunciare energicamente l’ultimo decreto, il cosiddetto provvedimento “anti-fannullone”, che ci vede fortemente penalizzati anche rispetto alle altre realtà pubbliche. La norma prevede che il dipendente delle forze di polizia che si ammala deve corrispondere, per i primi dieci giorni, un taglio della paga giornaliera pari a 20 euro(nell’ipotesi di uno stipendio base). L’inconcepibile provvedimento dice che la norma non deve essere applicata alle malattie dipendenti per causa di servizio. Il problema è che, prima che ti venga riconosciuta la “causa di servizio”, passano anche sei o sette anni dall’evento. Intanto, però, ti tolgono i soldi dallo stipendio. Al legislatore non interessa che devi pagare il mutuo; che hai dei figli e la moglie a carico; che hai la rata della macchina da pagare e che hai le tasse e le spese da sostenere come tutte le persone di questo mondo. Il ministro Brunetta, artefice di questo scempio, facendo leva su un legittimo dissapore dell’opinione pubblica avverso ad alcune forme di assenteismo, ha voluto adottare un provvedimento punitivo e discriminatorio nei confronti di tutti i dipendenti statali e in misura ancor maggiore - come spiegavo - agli appartenenti alle forze di polizia.Abbiamo apprezzato ed esprimiamo tutta la nostra ammirazione nei confronti del dott. Di Pietro per la sua strenua e tenace difesa a favore degli appartenenti alle forze dell’ordine! Abbiamo letto sulla stampa nazionale, con somma gioia, le tue posizioni in cui hai giustamente schernito il demagogico e ipocrita provvedimento inerente, appunto, l’utilizzo di militari nelle nostre città.Ti ringrazio ancora.” Fausto Fanelli - Componente del direttivo nazionale COISP